Il senso del bello

A Bologna, dal 1° al 4 febbraio, torna Arte Fiera. Le nuove generazioni accanto ai talenti affermati

Agostino Bonalumi, Rosso (2008) Courtesy Mazzoleni, Torino-Londra/Cover ©Kavalenkava, AdobeStock

di Cesare Biasini Selvaggi

Per fare una vera e propria full immersion d’arte contemporanea, in viaggio direzione Bologna, l’appuntamento è Arte Fiera. Oltre a essere la più antica rassegna del settore nata in Italia, è la prima anche sul calendario 2019 (1-4 febbraio). Strategica nella sua collocazione geografica, si candida per tornare a rappresentare un punto di riferimento del mercato nostrano in questo campo. Missione non facile per il nuovo capitano al timone: Simone Menegoi, classe 1970, critico e curatore indipendente di razza.
«L’italianità è uno storico punto di forza per Arte Fiera: la kermesse è sempre stata in primo luogo una grande vetrina per le gallerie e i talenti del nostro Paese», spiega il neodirettore. «In un momento in cui il mercato mondiale premia (finalmente, viene voglia di dire) l’arte italiana del secondo dopoguerra, mi sembra che questa caratteristica debba essere coltivata e affinata. Senza perdere di vista lo scenario internazionale, naturalmente, né rinunciare a essere attrattivi per le gallerie straniere e i collezionisti che le seguono».
A Bologna è previsto, quindi, un focus sul moderno e sul periodo postbellico, ma anche un ampio sguardo alle tendenze contemporanee, a partire dalle proposte di ricerca degli emergenti italiani. Ma qual è il loro identikit? Risponde Menegoi: «Sono cosmopoliti per vocazione, appartenendo a una generazione cresciuta con la globalizzazione, e per necessità, date le opportunità di formazione e di affermazione che offrono altre nazioni. Al tempo stesso, non dimenticano le proprie origini, sia in termini di storia dell’arte sia del paesaggio (fisico e antropologico) del Belpaese. E non temono di farne l’oggetto della propria opera, o almeno il punto di partenza. Dopo Cattelan, insomma, gli emergenti non hanno più imbarazzi a mostrarsi italiani».
Arte Fiera – parola del suo neodirettore – è quindi tendenzialmente una manifestazione inclusiva e svolge anche un ruolo didattico nei confronti del collezionismo. Si può cominciare anche avendo solo mille euro in tasca. Con un budget limitato, il consiglio è comprare un’opera importante di un artista giovane piuttosto che una minore di un nome affermato.
All’evento partecipano anche le ammiraglie come Galleria Continua (San Gimignano, Beijing, Les Moulins, Habana) che presenta Loris Cecchini, Sabrina Mezzaqui, Ornaghi & Prestinari, Giovanni Ozzola, Hiroshi Sugimoto e Leandro Erlich. Quest’ultimo è un argentino famoso per le sue istallazioni da illusionista, come le “nuvole inscatolate” con cui invita i visitatori a guardarsi intorno in modo diverso nella vita quotidiana. Il movimento, illusorio o reale, è invece protagonista nei dipinti di Piero Dorazio che Mazzoleni (Torino, Londra), un’altra caposquadra italica, espone accanto ad Agostino Bonalumi e Giuseppe Capogrossi. Anche la storica Galleria de’ Foscherari (Bologna), tra un “sale e piombo” di Pier Paolo Calzolari, un Senza titolo di Mario Ceroli e la Scultura d’ombra di Claudio Parmiggiani, contribuisce a stimolare senz’altro il pensiero divergente di cui abbiamo parlato all’inizio.
Molte le giovani gallerie da tenere d’occhio, come ABC-ARTE (Genova) che spazia tra Giorgio Griffa, Carlo Nangeroni, Isabella Nazzarri, Tomas Rajlich e Luca Serra. Mentre nella sezione Fotografia e immagine in movimento, tra le altre, c’è GALLLERIAPIÙ (Bologna) con il solo show di Emilio Vavarella.

NOTE 3 del 24 gennaio 2019